Ricordi del "Prof"

"Ho appena appreso la notizia della morte del nostro amato Presidente Prof.. Curioni. Per quanto attese certe notizie rattristano tutti. Personalmente, l'unica cosa che posso fare, è ringraziarlo per gli anni che, insieme agli altri dirigenti, mi ha permesso di vivere. ....Chi di noi non ricorda la sua elegante ironia e quel tono da vecchio compagnone che metteva, anche quando dopo qualche malefatta, era costretto a riprenderci? Il tono era sempre di chi pensa: devo riprenderti, ma al tuo posto ed alla tua età ne avrei combinate di peggiori (anzi, poi in privato, ti raccontava di averlo fatto).
A Stefano e alla mamma va il mio più affettuoso abbraccio.

Inoltre leggendo il sito, apprendo che la prima squadra si è qualificata per le finali. Questo mi rattrista ancora di più, pensando a quanto Lui tenesse a conquistare la promozione. Oltre ai complimenti ai ragazzi, Vi prego di spronarli a dare il 110% affinchè la memoria di un grande uomo sia onorata con una grande Vittoria."
Marco Paulotto e famiglia

 

" Accidenti ragazzi, siamo appena tornati da un magnifico week-end che ci ha riportato indietro negli anni facendoci ritrovare la spensieratezza dei nostri ventanni, e ci giunge la notizia che una parte della nostra vita passata è volata via.

Mi riferisco ovviamente alla scomparsa del  "Proff",che ci ha accompagnato in tutti questi anni di rugby come uno di famiglia, uno zio severo ma bonario.

Anche per uno come me che ha sempre contestato tutto e tutti, che, come molti altri, non è mai stato un campione ma al più un buon manovale del rugby, il Proff ha sempre avuto una parola di incoraggiamento, di apprezzamento, trattandoci tutti allo stesso modo e facendoci sentire tutti parte di una grande famiglia.

Credo che ognuno di noi potrebbe raccontare moltissimi anedoti riguardanti il Proff, ma a me piace ricordarlo mentre corre in campo, dopo aver spento l'immancabile sigaretta, con dietro Morbi col secchio di acqua e la borsa, e dopo una rapida visita ti da una pacca dicendo "vai, vai è solo un fatto nervoso", e noi andavamo sapendo che lui sarebbe tornato a bordo campo ad accendere l'ennesima sigaretta pronto ad intervenire nuovamente, e se l'infortunio era grave al lunedi saremmo andati a trovarlo al Pini di viale Monza, dove anche i mattoni sapevano come era andata la partita dell'ASR.

Ricordo anche che a distanza di anni dal mio addio al rugby agonistico ogni volta che mi vedeva si informava delle mie figlie e di come andavano a scuola, di come andava il lavoro e la famiglia, e questo mi faceva sentire ancora appartenente alla grande famiglia dell'ASR.

Onestamente se oggi siamo chi siamo lo dobbiamo un po anche a lui.

Bando alle malinconie, cerchiamo di organizzarci per andare al funerale, per esempio mettiamoci tutti il  giubbotto che ci siamo fatti per l'Olanda, magari con sotto la maglia a strisce bianche e rosse, se ci entriamo ancora.Vi ricordo che il Proff. era anche il presidente "morale" dei Bislunghi partecipando e tenendoci a battesimo nella nostra prima uscita a Ginevra.Quando si è ritrovata la famiglia degli ex rugbisti lo zio era li, come sempre.

Ovviamente a Stefano e famiglia un grande abbraccio, mancherà a tutti noi."

Marco Pavesi

 

"Penso anch'io che siamo quelli che siamo anche grazie al GB. Non posso dimenticare che dopo il servizio militare , nonostante la mia predisposizione ad un periodo di flanella, mi presentò ad un amico imprenditore che mi avviò nel mondo adulto del lavoro.
Non posso dimenticare nemmeno i suoi consigli sull' abbigliamento invernale del rugbysta : "mettere i jeans d'inverno è come tenere le finestre aperte
con i termosifoni accesi! mettetevi almeno la calzamaglia, cristo!"
Grazie di tutto GB, ci mancherai moltissimo."

Enzo Dornetti

 

 

 

DO NOT CRY AT MY GRAVE,
I, AM NOT THERE,

I, AM A RUGBY PLAYER
I, AM THE WIND THAT BLOWS,
IN THE MOVEMENT OF THE LEAVES ON THE TREES,
AND IN THE RIPPLE OF THE MOVING WATERS,
DO NOT CRY AT MY GRAVE,

I, AM STILL PLAYING RUGBY

 

Non piangere sulla mia tomba,

 

 

non mi troverai lì,

sono il vento che soffia

nel movimento delle foglie sugli alberi,

e nelle increspature dell'acqua in movimento,

non piangere sulla mia tomba,

gioco ancora a rugby.

 

 Questi versi d'una canzone gallese s'adattano perfettamente allo spirito di  Gian Battista Curioni, per il mondo della 'bislunga' il 'prof' e basta. Un uomo di sport che da sessant'anni tiene accesa la fiaccola del rugby a Milano. Certo per il tifoso di calcio (giornalista e spettatore che sia) è impossibile capire l'amore del 'prof' per il rugby e per la 'A.S.R. come viene chiamato il club da lui presieduto per oltre trent'anni  (il nome completo è Associazione Sportiva Rugby Milano): la cronaca sportiva ignora da anni i campionati di eccellenza, figuriamoci quelli delle serie inferiori, anche quando la squadra ha militato in Serie A, gli spettatori a fatica raggiungevano il numero di duemila.

 

 

Un professionista affermato (primario di ortopedia della Clinica Gaetano Pini, creatore del reparto di riabilitazione dell'ospedale) morso dalla 'tarantola del rugby' in gioventù ai tempi dell'università. Uno sportivo consapevole che si scende in campo per lottare per la vittoria, ma che non vi è alcun disdoro se non vi si riesce. Rimane comunque la passione per la bislunga, come viene chiamata a Milano al palla ovale. Dopo lo scontro, cioè la partita, tutti insieme a festeggiare, vincitori e vinti, ed è il terzo tempo dopo i primi due trascorsi sul campo.

Ma cosa ha di magico lo sport della bislunga per mantenere la passione per tutta la vita e forse oltre? Ecco cosa scrive mchawi (pseudonimo di Diego uno scrittore dal nome keniota) in Random: " Il rugby era la grande passione della sua vita, si era innamorato presto di quella strana palla con le punte : l'aveva vista per la prima volta esposta in uno dei due negozi di articoli sportivi del suo paese, quattro spicchi di un bel cuoio dorato. Si era chiesto il perché di quella forma e come si giocava, e poi che nome avesse lo sport in cui la si usava: entrato nel negozio aveva avuto le sue risposte anche se incomplete, ?è il rugby, una cosa degli inglesi, si buttano in terra e devono portare la palla con le mani passandola indietro? gli disse il signor Ettore proprietario del negozio, a otto anni Carlo non aveva un?idea precisa di chi fossero gli inglesi ma pensò che dovevano essere dei tipi strani "

Val la pena di citare anche quanto scrive Leo Aletti in ricordo el figlio rugbista, morto cinque anni fa nelle acque del lago di Lecco: "Poi c'era il rugby, la sua grande passione. Era anche bravo. Io lo seguivo, perché talvolta facevo il medico di campo e nel rugby c?è la regola che senza medico non si possono disputare le partite. Giocavano bene, praticamente vincevano sempre. Il rugby in casa nostra era entrato con Gabriele. Poi aveva contagiato anche Stefano. è un bello sport, perché hai una meta da raggiungere e non devi mandarci la palla, devi andarci tu con la palla. Ci arrivi a fatica, e hai gli avversari che ti si attaccano, e la palla è anche bislunga. Ma tu devi andare dritto alla meta. Non diceva proprio così anche san Paolo"

 

Due volte l'anno il "prof" in autunno (prima dell'inizio del campionato di rugby) e nella tarda primavera dell'anno successivo (alla fine del torneo) ad una cena (ognuno pagava il suo pranzo) e alla fine della serata, dopo aver presentato il programma futuro in autunno o il risultati dell'annata in primavera, chiedeva ad ognuno un sostegno per la squadra. Senza falsi pudori, in nome dell'ideale della bislunga e ognuno dava liberamente. Per completare il budget lui, Ezio Cozzaglio, Sergio Franceschi e Pino Ragusi mettevano mano al portafoglio.  Niente sponsor, niente contributi questo è il mondo del rugby.

 

 

Ieri si sono svolti i funerali del "prof", eravamo  lì, giovani e vecchi, tutti con un nodo alla gola, gli amici del Giuriati. Non piangeremo sulla tua tomba, così come ci hai chiesto.  

Antonio Scanziani Champ

 

Caro Stefano,

 

 

Ciccio Calenta mi a detto l'altro giorno della scomparsa del Professore e si come volevo scriverti, mi a datto il tuo indirizzo e-mail.  Mi sembra proprio, scriverti in italiano e chiedo scusa per gli errori. Mi ha dispiacciuto molto sentire la notizzia. Professore, tu e Vanda ha fatto molto per me.  Mi ricordo molto bene il primo giorno sono arrivato a Milano nel 1977.  Sei venuto al Consolato a predermi e mi ha portato a casa tua e poi al campo. Mi dispiace di no aver parlato un ultima volta con Professore.  Sono molto trieste e anche imbarrazzato che non mi sono mantenuto in contatto.  Non ho mai dimenticato il mio tempo a Milano e so benissimo che sensa Professore non avrebbe avuto la possibilita' di stare in Italia.  Lui me a dato un opportunita' che e stato veramente molto importante nella mia vita.  I miei riccordi migliori sono degli anni con la squadra.  No posso ringrazziarlo adesso, cosi scriverti per ringraziarti.  Saro sempre nel vostro debito.

Come sai, non sono andato sempre a dacordo con Professore, ma erano cose che mancavano importanza. Diccono che un homo e' giudicato tramite il lavoro delle sue mani.  In parte questa e vero, ma anche il merito di una persona e nei bon  riccordi lasciati con le personne con la qualle lui ha avuto rapporti.   Ho i  bon riccordi di lui.  Era una persona molto forte con una passione enorme per il rugby.  Nel suo lavoro, come medico, e nel rugby era un vero "humanitarian".  Lui voleva bene a la gente, ma pui importante, ha lavorato

molto per migliorare le vite delle altre persone anche tramitte lo sport. Amiro suo dedicazione. Tanti dei miei riccordi sono della ASRugby Milan ma pocci sono del gioco proprio.  Mi ricordo le persone e le cose culturale piu di altro.  Mi ricordo la prima sera sono andatto a casa tua per cena.  Avete messo il pane sul tavola dopo il primo.  Mi ricordo anche quando Vanda mi a fatto vedere Val Fex per la prima volta.  Mi vergonnio anche di ricordare quando ho macchiato con un ferro da stiro una bellisima tavola antica di Vanda . Forse sonno le piccole cose, ma sono importante per me e mi ha fatto crescere. Professore mi ha datto la possiblita' di "enrich" la mia vitta e penso che lui ha datto quella possibilita a tanti altri.  Di dare un' opportunita' come quella ad un altro e' una cose importante e un segnio di una persona meritevole.  Non dimentico mai quello che voi avete fatto per me.

Spero che tu, Vanda e famiglia stanno bene.  

A presto

Paul G. Dodds

Mediano di mischia - ASRugby Milano

 

Dal Corriere della Sera  Corriere Milano del 13 giugno 2006

Un uomo dal carattere riservato che amava la libertà, ... Dagli allenamenti al «Giuriati» fino alle partite della  Nazionale seguite a bordo campo. Un uomo dal carattere riservato che amava la libertà, sorretto da forti  ideali etici, sempre coerente con le proprie scelte. Uno sportivo autentico, appassionato di rugby, prima come giocatore, poi come dirigente e presidentissimo del «Milano», ma soprattutto un medico che si dedicò

totalmente ai suoi pazienti. Nato nel 1923 a Milano, dopo il classico al «Parini» Giovanni Battista Curioni, detto Gianni, si iscrisse a Pavia alla facoltà di Medicina. Tuttavia la guerra incalzava. Di convinzioni liberali,

dopo l'8 settembre non aderì alla Repubblica sociale e andò a combattere in Val Seriana come partigiano «azzurro», badogliano. Terminato il periodo bellico, si laureò nel '46 specializzandosi in ortopedia. Assistente a Pavia, Gianni lasciò l'ambito universitario per entrare all'ospedale «Gaetano Pini», dove divenne primario segnalandosi per i risultati ottenuti nel recupero dei paraplegici e nello studio delle più gravi traumatologie

dei rugbisti. La sua grande passione fu la palla ovale. Iniziò da giovane nel Guf e poi dal 1945 nell'A.S. Rugby Milano, di cui fu uno dei fondatori. Amicizia e puro dilettantismo univano questi atleti, che si allenavano al Giuriati. Chiusa la carriera agonistica, Gianni divenne il medico accompagnatore della squadra. Ideò l'Amir (Associazione medici italiani rugby) e per decenni fu medico federale della nazionale

italiana, seguendo così da bordo campo ogni partita degli azzurri.  Alla notizia della rivolta scoppiata in Ungheria contro il regime sovietico, nell'ottobre 1956 Gianni andò a Budapest per offrirsi nel prestare soccorso ai feriti. Nel '69 si sposò con Vanda Trevisani, che aveva già un figlio di 13 anni, Stefano Baia (oggi docente di Economia e patrimonio culturale in Bocconi). Gianni lo adottò e subito gli attaccò l'amore per il rugby. Nel '70 Stefano esordì nel «Milano», che nel corso degli anni riuscì a passare dalla serie C alla A, dove rimase dal 1980 al 1986. Attualmente presidentissimo in carica della squadra milanese, che ora

milita in B, a tutti Gianni insegnò a condividere un'esperienza basata sullo sport e sull'amicizia. Niente soldi, si è sempre giocato solo per passione, autofinanziandosi. Nel segno della tradizione familiare Gianni, nonno di Ilaria, Giovanni e Alvise, ha avuto la gioia di veder debuttare il più piccolo nipote nella squadra di minirugby del «Milano». In quella partita Alvise, che ha nove anni, è andato in meta.

                                addii@francomanzoni.it Franco Manzoni

 

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