Il viaggio all’est dei rugbysti milanesi

 

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"De ovatae Pilae Mediolanensium Gladiatorium Orientale Peregrinatione"

ovvero

" Il viaggio all'est dei rugbysti milanesi"

di Ezio Cozzaglio

24-25 Agosto 1979 , ore 12:30 al Vecchio Giuriati.

Arriva il pullman, con alla guida l'ormai noto Bosco e il nuovo acquisto Sebis, e viene rapidamente caricato a prova di balestre con armi, bagagli e vettovaglie. Rapida conta: ne manca uno, ovviamente il Micio Pavesi. Pareri discordanti, verrà, non verrà, non si è fatto più vivo. L'anima pia del gruppo, il Fede, telefona: c'è; pertanto, con l'altro buon samaritano, Bellati senior, si va a recuperarlo.

Si parte alle 14:30 ( solo un'ora e mezza di ritardo ) e si punta verso est. Si recupera a Carugate anche un Botolo calcinato dal sole e macerato da un'attesa sempre più angosciosa. E si va'.

Il gruppo è allietato dalla presenza di una leggiadra fanciulla, da giovani signore ( e meno giovani ) con la signore Cozzaglio nella parte provvisoria de First Lady: il consorte fa' da capo- comitiva, ma in realtà è Lino Maffi che dirige tutto e John Wayne ( il consorte), notoriamente pigro, ne è visibilmente contento.

Lungo viaggio verso est, sulle tracce di Traiano ( ce l'ha detto il G.B. nella sua lettera augurale) e notevoli prestazioni della corale ASR rinforzata dal trio amatorino Claudio, Checco e Budellino. Pioggia, sole, lunghe tirate e brevi scali tecnici ( a scopo meramente fisiologico).

Particolarmente disastroso uno in piena notte in terra jugoslava dove, causa le asperità del terreno, i contusi sono almeno cinque o sei. Alle sette del 25, in perfetto orario, siamo a Pancevo e qui iniziano le fatiche dei dirigenti.

L'appuntamento con Novakos è particolarmente laborioso, comunque verso le 11 i suddetto J.W., Lino, Franceschi senior e il Gil, con cortesi anfitrioni locali, ingurgitano prosciutto dalmata, formaggio, cetrioli, etc..., innaffiati da grappa e cognac locali. Gil si definisce astemio ma viene messo rapidamente a tacere e costretto a bere.

Si riparte ( quattro ore di ritardo sulla tabella di marcia), si passa la frontiera ( altre due ore e mezza di ritardo) e si arriva a Petrosani accolti a braccia aperte da Titto Jonescu. Termine del viaggio. A notte fonda la First Lady, prima di addormentarsi, sintetizza le prime impressioni con un taciturno " mi sembrate tutti degli erotomani".

26-27 agosto

Siamo a Petrosani, importante centro minerario, e si va ad assistere all'incontro di campionato Petrosani-Brasov. Il Petrosani vince 40-7, alla sua sesta partita di campionato in quindici giorni.

La speranza di effettuare solo allenamenti con i rudi minatori è rapidamente cancellata dalla visione di manifesti annuncianti per martedì la partita con l'ASR Milano. Impressione generale e terrore diffuso; qualcuno tenta di marcar visita.

Fatiche dei dirigenti: Franceschi e Gil accaparrati da un vice-presidente e costretti a ingurgitare alcuni ettolitri di vino, birra e grappa. J.W. e Lino con Signore a cena da Jonescu: incontro con uno strano tipo di scienziato-poeta, costruttore di robot computerizzati, il quale ci confida che attualmente sta fabbricando una rana meccanica (computerizzata) di 3 metri per 2 con la quale circolare, forse a balzi, per Petrosani e dintorni.

La serata ha una epilogo alquanto tragico: la prospettiva di una camminata di sette chilometri per tornare in albergo. Per mero caso si riesce a bloccare una macchina di passaggio ( i taxi si fermano alle 22 ed è mezzanotte passata) e si evita la lunga marcia. Da notare che Lino e J.W. si erano interessati anche presso la polizia locale ( Milicija ) che, come aiuto morale, aveva confermato che la distanza tra Petrosani e il Motel Cambrinus era effettivamente di sette chilometri e fors'anche di più.

La First Lady commenta: " Sarà, ma almeno l'orario dei taxi dovrebbero conoscerlo: che sia un segreto di stato?".

ALLENAMENTI - SVAGHI TURISTICI - AMORI

Durante il viaggio il Chon fa a tutti un paio di palle così raccontando il suo soggiorno a Camp David (Tirrenia) presso i Blue Rhinos (American Football) e gli allenamenti massacranti a cui è stato sottoposto: percorsi di 12 miglia, percorsi di guerra, partite violente, alimentazione spartana, etc. Afferma di essere il più allenato di tutti, invoca dal Lino la grazia di dirigere gli allenamenti per stroncare; grazia benevolmente concessa, viene nominato il sergente di ferro e, tra il generale scetticismo, viene atteso alla prova.

Il primo allenamento si svolge alla domenica pomeriggio, diretto da Jonescu, punteggiato dalle urla del vice-presidente di cui sopra (pare fosse in estasi alcolica dal mattino), urla all'indirizzo di Chon e Micheloni che, con la benevola condiscendenza di Jonescu, vagolano stancamente in fondo al gruppo adducendo a scusa raffreddori, mal di schiena, pulsazioni aritmiche, ulcere ed altri malanni vari con esclusione della sola gravidanza.

Quando, nei cinque giri di campo finali a lenta corsa il sergente di ferro viene doppiato dal Botolo, l'urlo della folla è unanime: << Sergente di m.... ! >>. 

Seriamente parlando, l'allenamento è stato variato, defaticante (anche se questo termine non è stato generalmente accettato) e molto interessante. Pare che l'intensità dell'allenamento, secondo Jonescu e il Lino che traduce, sia quella riservata agli ospiti della "Casa di riposo per Minatori Anziani" quando vogliono mettere insieme una rappresentativa di rugby.

I rumeni si allenano sei giorni alla settimana ( al settimo giorno per riposare giocano): cresce nelle file bianco-rosse il senso di panico e le richieste di marcar visita aumentano. Ma il Lino, inflessibile, li considera tutti abili.

Nei due giorni precedenti la partita si visitano anche i dintorni, molto belli, di Petrosani, andando a contemplare amene vallate e laghi alpini. Alcuni valorosi sconsiderati fanno il bagno nel lago della Valle dei Pesci ( temperatura di circa +7°C ) rimediando immediate costipazioni. Il barone Impellitteri disdegna il bagno e coglie un fiore rumeno da inserire nella ghirlanda dei suoi amori esotici, vincendo di una corta incollatura sul vivace Bosco che, da parte sua, si dedica ad approfondito studio sul funzionamento delle Poste e Telegrafi di Petrosani.

La principale attrattiva che permette al Bosco di far colpo sul le donne è il pullman, adoperato ( e ciò non giunga mai a conoscenza del signor Colombo, titolare dell'azienda) come garçonniere mobile con annessi e connessi. E' comunque assolutamente da escludere che per questi viaggi il carico sia completo, anche se gli dà una mano l'Angelo Sebis.

Nel frattempo, per vigilare sulla attività del gruppo, viene costituita una "Commissione di sorveglianza" ( CdS ) composta da : Gianni Amore capo ( la mafia è mondiale ), Chon, Briccola, Micheloni e Impellitteri sovrintendenti.

La CdS deve impedire ai più ingenui, tipo Federico e Enzo Dornetti, di cascare nelle panie rumene, onde evitare ulteriori perdite valutarie al nostro paese, e magari altre perdite di tipo veneree.

Un gruppo colpevole di forte ritardo viene multato e, nonostante l'appassionata arringa del brillante avv. Pastonesi, la multa viene mantenuta dal Collegio Giudicante ( J.W. , Chon, Micheloni. Amore). La Giuria ( le Signore) chiede un'attenuazione della pena: il Collegio Giudicante sentenzia che se il comportamento in partita sarà buono, la pena sarà ridotta da 50 a 30 Lei a cranio.

Visto l'andamento della partita di Petrosani con il Brasov, i colpevoli si preparano a sborsare i 50 Lei; corrono voci di tentativi più o meno velati di comperare la partita; le trattative sono condotte tra i giocatori nel corso di epiche bevute in una specie di Casa dello Studente, ma non vanno in porto.

Il mattino pre-partita è prevista una gita in montagna: buona distensiva camminata con un bel panorama di amene vallate, ed è in questa occasione che si verifica il ritardo di cui sopra. Nel pomeriggio si va al campo, dove si stanno svolgendo le prove fisiche di ammissione degli studenti: questi poveretti devono compiere i mille metri in meno di 4 minuti, altrimenti non sono ammessi alle prove scritte. I nostri si cambiano in silenzio, fanno il riscaldamento, ascoltano computi il fervorino d'occasione e, finalmente ha inizio la partita.

La Partita

" Disprezzò il Signore tutti i miei prodi

che erano in mezzo a me;

convocò contro di me un'assemblea

per schiacciare i miei giovani scelti"

(Lam. Di Geremia-El.1)...

Per l'occasione il Petrosani lascia a riposo due nazionali e il terzo, il simpaticissimo Dinu, gioca estremo anziché ala. Nonostante il divario di forze nostri si comportano molto bene, placcando molto, cercando di chiudere ogni varco e contrattaccando ogni volta che si prospetta la possibilità.

Il pacchetto tiene bene in mischia ordinata, mentre viene sopraffatto nei maul; buone le touches dove svetta Resega che coglie ottimi palloni.

I rumeni, alla loro settima partita in sventi giorni, sorprendono per la determinazione con cui attaccano e per l'appoggio corale a tutto campo. Segnano numerose mete, di cui alcune di ottima fattura: i nostri, poco allenati, reagiscono come possono, riescono anche a effettuare dei buoni pressing e su uno di questi Resega va in meta.

Il risultato finale, 24-10 ( per noi, oltre alla meta di Resega si segnala anche un'altra meta di Pirro) è accettabilissimo per la nostra squadra, considerato il divario fisico, notevolissimo, oltre che tecnico e lo scarso allenamento.

Tutti indenni, nonostante i rudi contatti ( sempre su un piano di estrema correttezza); il solo Villa lamenta la consueta botta ad una spalla.

Il banchetto

Passata la paura, ritrovatisi tutti sani e salvi, si va la banchetto ufficiale. Il pullman è uno spettacolo: giacche blu, cravatte, gente pettinata e ben ravviata, un vero splendore le Signore, gioiosa atmosfera rallegrata dalla radio di bordo che trasmette i migliori valzer viennesi.

Il banchetto inizia con un certo ritardo, in quanto molti professori sono impegnati ancora con gli esami e questo ritardo è fatale ai più inesperti che per ingannare l'attesa bevono grappa e mangiano pane. Man mano che passa il tempo cresce l'affratellamento, favorito sempre da vigorose bevute di cognac, grappa e vino, suggellati da stentorei

"Noruc Bun",

che significa "Buona fortuna, buona" ed è il saluto tradizionale dei minatori di Petrosani.

Nei brevi momenti di lucidità si svolgono i discorsi ufficiali, fitti scambi di doni e i brindisi di rito, dopodiché la festa assume un ritmo travolgente e i consumi di alcolici raggiungono massimi storici, per cui anche la penna del cronista vacilla.

Comunque sono assolutamente da ricordare: una sceneggiata Mazzanti-Chon che mimano la famosa canzone "Incantonà"; il quartetto di dirigenti con una magistrale (anche se improvvisata) edizione di "Stella d'argento" ( i quattro saranno poi nominati sceriffi di Hunedoara) e un a solo di Micio Pavesi con "Ti amo", prima di essere travolto dai fumi alcolici.

Alla fine della battaglia numerosi sono i morti, i feriti gravi e leggeri, pochissimi i sani.

Crediamo che meglio d'ogni altra cosa la festa sia ricordata con alcune motivazioni delle decorazioni consegnate il giorno dopo:

Pavesi Micio (alla memoria): malmenato in campo dal pilone suo avversario, cercava la rivincita a tavola a colpi di bicchiere; nell'impari lotta soccombeva non senza essersi esibito in un a solo di grande effetto; prima di esalare l'ultimo respiro, crollato al suolo, esprimeva il desiderio di essere sepolto sul luogo del combattimento. Fulgido esempio di sprezzo del pericolo e di poca resistenza all'alcool.

Briccola Raffaele (alla memoria): dopo aver combattuto con grappa, vino e cognac, solo contro forze preponderanti, alla fine sopraffatto regalava, senza alcuna contropartita, maglia, cravatta e oggetti vari e decedeva dimentico di tutto e di tutti. Dimostrava così, nell'esaltazione della lotta, la generosità italica e sommo disprezzo per i beni terreni.

Mazzanti Matteo (alla memoria): giovane elemento di nobile portamento dirigeva instancabile cori e canti, esibendosi anche personalmente in sceneggiate ardite e lascive; combatteva

strenuamente fino quasi alla fine ma soccombeva sopraffatto dallo sforzo lasciando di sé un ricordo imperituro.

Cozzaglio Federico ( alla memoria): combatteva validamente un'impari lotta, prodigandosi generosamente in cure ai compagni già deceduti o prossimi alla fine; rientrato nella battaglia crollava sotto i colpi di cognac del Capitano avversario e letteralmente si disintegrava sotto l'azione dell'alcool. Nobile esempio di attaccamento al dovere e di generosità, precipue qualità dell'italica stirpe.

Ma tutti sarebbero degni di menzione, dal Botolo incapsulato tra le Signore e costretto alla moderazione, al Sebis che prestava generosamente il proprio giubbotto al Fede nonostante il pericolo di vederselo riempire, all'Enzino che da solo riusciva a trasportare il Fede dalla Strada all'albergo. Non parliamo pio dei coniugi Rita e Gil Deleidi, che in innumerevoli successivi viaggi riuscivano a sistemare a letto gran parte della comitiva.

Riteniamo che alla fine di questa memoranda serata la First Lady abbia detto qualcosa e magari di particolarmente degno di menzione.

Purtroppo l'orecchio del cronista, appannato dalle libagioni, non ha recepito e l'oblio è sceso per sempre sulla storica frase 29 si parte per Costanza al mattino presto. Appuntamento con Jonescu per i saluti alle 6,30; ma insieme a Jonescu c'è il diabolico vice-presidente dedito all'alcool che afferra Raffi, Franceschi e il sottoscritto e li obbliga a bere (a digiuno, dopo le orge della sera prima) 2 diconsi due, tazze colme di vino come augurio di una buona partenza.

La prova è veramente terribile (la libagione avviene in cucina tra il profumo delle uova fritte ( occhi gialli che ti fissano minacciosi) ma i nostri allenatissimi dirigenti riescono a superarla sia pure con notevoli difficoltà. Le occhiate di richiesta di soccorso a Jonescu sono bellamente ignorate dal rude allenatore.

Finalmente, dopo abbracci, pacche sulle spalle, arrivederci e "Noroc" si parte; a salutarci c'è anche il Texano che cura nell'est gli interessi di Impellitteri e soci.

Lungo viaggio di trasferimento, per una strada tutta curve che mette a dura prova gli stomaci travagliati dalla sera precedente. Nel pullman c'è un'atmosfera plumbea, il silenzio è greve, rotto solo di tanto in tanto dai gemiti di Briccola, che si rende conto di aver regalato tanto senza aver nulla avuto in cambio. Poi il paesaggio si allarga, la strada diviene un po' più scorrevole, torna qualche sorriso sui volti pallidi.

Nel pomeriggio si arriva a Bucarest, dove ci si ferma per due ore. I nostri sono avvisati che il cambio nero presenta qualche rischio, data la diabolica abilità degli addetti ai lavori. Tutti ascoltano attentamente, pensando dentro di sé " a mé non mi fregano di certo"

" Ma essi diranno: è inutile,

seguiremo i nostri desideri,

ciascuno agirà secondo la

perversità del suo cuore ostinato."

( Geremia, 18.18)

Nella breve sosta di Bucarest il risultato è impressionante: la quotazione del Lei sale vertiginosamente, la lira viene cambiata ..... a livello 60 !. La Commissione di vigilanza di cui s'è accennato prima viene nominata dopo questa esperienza: concedete al cronista l'errore di trasposizione nel tempo. Segnaliamo il bel gesto di micizia degli ospiti Amatorini, che iniziano una colletta per risarcire gli sfortunati ( sarebbe meglio dire : i tonti ); da questa colletta ne prende inizio un'altra per risarcire i generosi che hanno offerto di più di quello che hanno perso i tonti. La cosa finisce lì, altrimenti saremmo ancora facendo collette adesso.

Finalmente, a tarda sera, arriviamo a Costanza;

i dirigenti locali si fanno in quattro per sistemarci e dopo una buona cena ci portano a Mamaja e ci alloggiano in un ottimo albergo.

Commento della First Lady riferito alle vicende del giorno:" siamo un po' sul rimbambito !" ( e ti pareva, c'era di mezzo pure suo figlio......)

Costanza-Mamaja

La speranza di non giocare con il Farul cade appena arrivati, dinanzi ad un cartellone di 2m x 2m che annuncia la partita FARUL-A.S.R. Milano per le 17,30 del 31 agosto.

Mamaja è un insieme di alberghi; il Mar Nero – anche perché manca il sole- è decisamente scarso. Al Mattino rapida visita in città: chi va nei negozi, chi visita la moschea, chi si da ai cambi. Vengono fondate la Banca Chon, di provata serietà, la comitiva si rifornisce abbondantemente di Lei: tutto procede per il meglio.

Ottimo allenamento al campo a mezzogiorno, insieme ai rumeni: anche il Chon deve correre, anche se poi scopre che i piloni rumeni, quando possono, cercano di far flanella. L'allenamento riporta un po' di vivacità nelle membra intorpidite e l'attesa della partita è viva: ovviamente anche il Farul lascia fuori i nazionali. Interessante notare che le linee arretrate rumene potrebbero essere la base di un buon pacchetto di mischia.

Nel pomeriggio, interessante giro in pullman nei dintorni, cicerone il signor Cornelius, che parla ottimamente l'italiano e che conosce tutto sulla Romania. Visita ad un convento ortodosso e ad alcune stazioni balneari con alberghi smisurati. Tentativi di shopping, ma non c'è molto da comperare e i più si astengono.

Alla sera, mentre il Lino va a cena con l'allenatore rumeno a nutrirsi di rugby e cibo, i nostri sciamano lietamente in cerca di vita. I dirigenti, con signore, alla ricerca di emozioni forti del Casinò e della vita locale, dopo alcuni chilometri, su marciapiedi sconnessi e strade non illuminate ( donde il gioco dell'oca " chi centra la buca ritorna al Casinò" ) si ritrovano a mezzanotte stanchi e con i piedi doloranti. La sensazione è che la vita notturna anche a Mamaja termini intorno alle 20,30 massimo 21. Non giungono notizie di trionfi amorosi o di conquiste delle truppe d'assalto giovanili: i più osé hanno ballato in discoteca.

La First Lady non ha commento: sembra piuttosto stremata.

l 31 agosto mattinata libera per i giovani: se ne vanno a Costanza in cerca di souvenirs e di Lei a buon mercato. Massiccio intervento delle Banche Chon e Impellitteri (consolidate); l'agente Micheloni, in seguito ad un'operazione, diciamo così, sfortunata, viene definito dal suo padrone Impellitteri " brût pirla ", che non è una marca di champagne secco locale. Il Leu sale a 750.

I dirigenti, escluso il Lino che, poveretto ha le sue preoccupazioni, vengono sottoposti a un altro tour de force: visita a Mulfatlar, centro di produzione di ottimi vini. Ci fanno vedere un magnifico vigneto, ottima vista da una costruzione sulla cima della collina, ed un'attrezzata cantina sociale, dove l'ex-agrario capo-comitiva J.W nota con soddisfazione che tutte le macchine per vinificare (autoclavi, filtri-presse, etc.) sono italiane, ma con noto tatto non lo fa notare.

Al termine della visita, in un bellissimo salone con tavolo lunghissimo e vetrine piene di bottiglie e di diplomi, iniziamo le degustazioni. Invece che il bagno nel Mar Nero si fa il bagno nel Vin Bianco. Nove qualità, più due di nero, e bisogna assaggiarle tutte (alle undici di mattina); per fortuna insieme al vino vengono serviti degli involtini di pasta frolla e formaggio (pochi, purtroppo) che mitigano gli effetti delle libagioni. Alla fine ad ognuno viene chiesto quale vino ha preferito: come si esprime, il malcapitato deve tracannarne un bicchiere intero. Ovviamente, al pranzo, i dirigenti e le Signore sono sull'euforico. Da notare l'ottimo comportamento di Gil Deleidi, dichiaratamente astemio, che si è comportato come un enologo di chiara fama, bevendo tutto.

Al pomeriggio si va al campo per la partita. Si sale in pullman e il buon Marco Pastonesi nonché il taciturno Pulzato si presentano con un seguito di bionde, subito adottate dalla compagnia e messe a loro agio da scherzose battute, per cui tutti si augurano che non capiscano l'italiano.

PARTITA

Uno stadio imbandierato e con molti spettatori, almeno duemila, ci accoglie in un pomeriggio di sole e di vento. I nostri indossano, per l'occasione, le maglie rossoblu, i rumeni sono in bianco.

Il calcio di inizio viene dato da Cellea, un enorme pilone di 123 chilogrammi che abbandona l'attività in questo incontro. L'arbitro sospende il gioco, Cellea si sfila la maglia e la consegna al suo sostituto ( che è circa la metà) e lascia il campo tra gli applausi di tutti.

Galvanizzato da questa cerimonia il Farul si scatena e con bellissime azioni corali si porta rapidamente in vantaggio; il Milano reagisce come può, perde subito Mazzanti che deve andare in ospedale a farsi cucire la fronte. Tutti placcano bene, ma l'uomo in più c'è sempre e, quando c'è l'uomo in più c'è regolarmente la meta.

A metà tempo c'è un certo risveglio dei nostri, la partita si fa più equilibrata, le segnature non sono più così frequenti, si conquista qualche pallone e si riesce anche a segnare un piazzato con il pubblico che generosamente applaude.

Nella ripresa i nostri riescono ad andare due volte in meta e il risultato finale di 42-14 assomiglia a quello imposto dal Farul a Bergamo alla selezione Lombarda; pertanto, più che accettabile da noi.

Il Farul gioca un rugby molto fantasioso di alto livello, il supporto all'uomo con la palla è costante e la determinazione con la quale il portatore del pallone si scaraventa in avanti è impressionante. Tutto si svolge quindi con una tale semplicità da sembrare estremamente facile: in effetti alla base ci sono una preparazione atletica e una componente psicologica non facili da acquisire; il nostro desiderio è che il Milano ne abbia apprezzato l'essenza e che si appresti a tradurla in pratica.

( Quanto precede deve intendersi come un breve intermezzo tecnico-filosofico del sottoscritto che ogni tanto ci casca)

I nostri sono ormai sul piede di partenza, bagagli caricati sul pullman, souvenirs comperati, ultime raccomandazioni sul fatto di non bere troppo per non avere una notte di tregenda sul pullman. Nota di commozione quando a Stefano, che compie gli anni, viene consegnato il telegramma augurale dall'Italia.

Il banchetto di addio è semplicemente superbo: metà ristorante riservato a noi; all'inizio un'orchestrina comincia a suonare. Sono presenti il vice-sindaco di Costanza, una personalità del posto produttore di un'ottima grappa di prugne, lo staff dirigenziale del Farul al completo. Scambio di doni, discorsi augurali, promesse che se verranno in Italia avranno favolose accoglienze ( e come faremo ) mentre sul palcoscenico si alternano all'orchestrina:

  • un gruppo in costume che effettua danze di folklore
  • due cantanti due, una delle quali ricorda per voce e portamento ed età Nilla Pizzi.
  • Un clarinettista definito il primo della Romania.

Intermezzo di varietà del duo Mazzanti-Chon nonché un a solo di Chon che interpreta un brano di "Ifigonia"; il bravo Cornelius traduce puntualmente e grande è il sollazzo di popolo e Autorità.

Alla fine danza generale folkloristica a base di fazzoletti con il quali il maschio- o la femmina- vengono acchiappati, fatti inginocchiare sul fazzoletto e baciati. Le più contese sono la Luisa Amore e la Nilla Pizzi.

Alla fine ci si dispone alla partenza, rapido appello: mancano Micheloni e Stefano che sono stati visti allontanarsi con l'enorme Cellea. Dopo una lunga attesa si parte alla loro ricerca guidati da Cornelius ( sa sempre tutto, diavolo di un uomo ): infatti sono al Casinò a sbevazzare. Tentavano i poveretti di liberarsi, ma il Cellea lì incatenava con le sue manone e li riempiva di bevande.

Finalmente, esauriti gli ultimi abbracci, si parte.

 

 

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