Sogno di una mamma in una notte di fine estate.

Mi agito e mi rigiro nel letto. L'aria nella stanza è immobile, ha ripreso a fare caldo  (ma non poteva fare così caldo mentre ero in vacanza al mare?!?!) e il sonno stenta ad arrivare...

Ad un tratto mi sembra di cogliere un movimento.  Mi siedo sul letto e con gli occhi frugo nel buio cercando di capire.... qualcosa sul pavimento si muove e si sta avvicinando. Rabbrividisco, nonostante il caldo. A poco a poco metto a fuoco una figura, che mi sembra terribilmente familiare: è lei!, non ci sono dubbi e nonostante l'oscurità potrei affermare che mi sta osservando con un'aria di sfida, leggermente beffarda.

Le vacanze mi avevano fatto dimenticare gli aspri confronti, avevano diluito le tensioni, ma ora so che è stata solo una pausa: si ricomincia. E lei, così sicura di sè, mi aspetta al varco, conosce le mie insicurezze, i miei punti deboli.

È del tutto inutile che chieda aiuto. Lui adesso sta dormendo e comunque ha sempre preferito ignorare il problema. Non si è mai lasciato coinvolgere nella sfida tra me e "l'altra".

Di settimana in settimana, l'inverno scorso, ho pensato di essere più forte, più preparata. Mi sono confidata con le amiche, quelle che si trovavano ad affrontare un problema simile al mio. Ci siamo confrontate, abbiamo scambiato idee, provato a formulare nuove strategie. Tutto inutile. Per non parlare delle innumerevoli telefonate alla mamma (....ah!, l'insostituibile esperienza delle mamme che hanno vissuto prima di noi esperienze analoghe...), ma al momento del confronto mi sono sempre ritrovata disperatamente sola e tutte le mie certezze si infrangevano di fronte a lei: la borsa del rugby "dopo". Dopo l'allenamento. Dopo la partita. Insomma "dopo", quando la borsa raggiunge il peso specifico del piombo e per aprirla è opportuno adottare la cautela dell' artificiere di fronte a un reperto bellico altamente esplosivo...quando già alla prima occhiata ci si rende conto che sangue freddo e determinazione non basteranno, ci vorrà anche un paio di robusti guanti per affrontare i diversi strati di fango e magari un'infarinatura di geologia non guasterebbe. Lo sgomento iniziale lascia il posto alla speranza che germoglia (non è una metafora, con tutta quella terra!) man mano che qua e là riaffiorano tracce di tessuto, e solo grazie alle ripetute visioni di "CSI" è possibile riconoscere pantaloncini, calze, maglie, asciugamani, insomma quei capi che poche ore prima erano stati infilati in borsa freschi di bucato...

"Lui", mio figlio, l'artefice di quella composizione, sempre troppo impegnato a giocare e/o guardare la TV e/o leggere fumetti e/o mangiare e/o tutto questo insieme, preferiva non intervenire, lasciando magnanimamente che anch'io vivessi il mio momento di "mud and glory".

Domenica dopo domenica, la vasca da bagno diventava teatro dell'eterna lotta fra il bene e il male, fra la luce e le tenebre. Lo scontro fra Darth Vader e Luke Skywalker veniva declassato a una zuffa fra bimbi se paragonato alla mia lotta contro quel monolite di fango e indumenti vari.

Nel buio della notte la spazzola del bucato scintilla come una spada laser, ma questo non ferma l'avanzare della borsa che si fa sempre più vicina. Ora la sua cerniera si apre e si spalanca come per volermi inghiottire, mi sento precipitare in un vortice rosso....balzo a sedere sul letto, affannata e un po' sudata. La sveglia si sta sgolando per avvisarmi che sono le 7 e se non mi sveglio saremo tutti in grande ritardo!!!!

Alzo la tapparella: un bel cielo sereno senza neanche un cirrocumulo saluta questo mercoledì mattina. Se Giove Pluvio mi assiste, per questa sera niente fango nella borsa. La sfida è rimandata....ancora per un po'.

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