Quello che gli altri non vedono

Domenica, una qualsiasi, ore 12: in tanti attendono il momento di mettere le gambe sotto il tavolo. Ma per Lui non è così: oggi si gioca in casa, al Giuriati. Meno male. Qualche momento di sonno in più. Un panino dell’Autogrill in meno, anche se poi il panino sarà quello del bar del campo, alla fine, prima di entrare in campo. Ore 12,15: non c’e ancora nessuno. I giocatori arriveranno più tardi, alla una. Qualcuno più tardi, così con la multa rimpingua la cassa della squadra ! La borsa delle maglie in spalla, quella medica in una mano, la valigetta dei documenti nell’altra e si avvia allo spogliatoio: vuoto, pulito, arieggiato. Gesti ripetuti decine di volte, da anni, da quando quei discoli dei figli si sono messi in testa di giocare a rugby. Sembrava un’idea strana, eccentrica. Invece gli hanno fatto scoprire un mondo sinora sconosciuto. E visto che c’era, che ogni domenica seguiva con passione la squadra dei suoi bimbi, perché non prestarsi a fare da accompagnatore. La solita domanda a tradimento dell’amico, dirigente di lungo sorso. Tanto, per scrivere la lista giocatori e portare l’acqua in campo la fatica è poca ! Bella scoperta, quel sì. Trovarsi in un meccanismo trascinante, coinvolgente, gratificante è stato un niente. Perché poi ci tiene, ai suoi pulcini. Li cerca a casa, se per un po’ non si fanno vedere al campo. Li coccola, quando magari il coach li tiene un po’ a lungo in panchina. Si sente un po’ loro genitore, quando ne vede uno che tra una partita e l’altra del “Topolino” dorme sotto il sole: sarà rosso per il caldo o …. però, scotta. Un salto all’infermeria e la diagnosi temuta: 40° di febbre. Un pupo da seguire e un giocatore in meno in campo. Poi i ragazzi crescono, e Lui con loro. Tutta la trafila delle giovanili, a portare maglie, acqua e borse mediche ( i palloni li tiene l’allenatore ). A trovare i genitori automuniti per le trasferte di medio raggio. A contattare il medico per le partite in casa. A organizzare il “ Città di Milano “ o la trasferta a Rovigo per il “Milani”. Poi, quando i figli crescono ancora, si dedica alla Seconda, sino a diventarne l’anima, il trascinatore. E ora la Prima: il massimo. Si, ma il lavoro è sempre lo stesso ! Le solite cose, i soliti gesti. E visto che ora ( ci si avvicina all’una) i ragazzi stanno arrivando, c’è da rincorrerli per il documento da presentare all’arbitro. E poi aiutare il coach a distribuire le maglie. E poi portare la lista all’arbitro. E poi … basta. E l’ora di andare in campo e Lui si concede un panino, prima di gustarsi la partita, sperando che nessuno si faccia male. Che poi, alla fine, occorrerà recuperare le maglie, contarle, portarle in macchina …. come pesa il sudore ! Senza di Lui non giocheremmo: GRAZIE !
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