Ognuno ha una disabilità con cui fare i conti. Il Wheelchair metafora del coraggio che ci vuole

Ognuno ha una disabilità con cui fare i conti. Il Wheelchair metafora del coraggio che ci  vuole

Non dare niente per scontato, fare i conti ognuno con la propria disabilità, rompere gli schemi ma anche 'tornare prima coi piedi per terra' se si vuole davvero volare. È questo che il Wheelchair Rugby ha insegnato ai ragazzi della Prima squadra quando mercoledì 4 luglio si sono confrontati con la 'palla assassina', portata  - grazie all'intuizione e all'impegno di Valerio Savino - dai ragazzi della Polisportiva Milanese al C.S Curioni.
"Quando c'è stata proposta questa sfida del wheelchair non sapevo praticamente nulla a parte che avremmo giocato sulle carrozzine. Credevo sarebbe stato facile, ma dopo poche spinte  abbiamo tutti capito che era molto più difficile di quello che pensassimo: capire come funziona il 'mezzo', ragionare diversamente da quello che siamo soliti fare (potendo correre con la palla) e non risparmiarci, nemmeno sui contatti, è stato molto difficile:  ci hanno massacrato (7/8- il loro punteggio dopo la decima meta non l'ho più tenuto)" racconta Luca
   Anche Giacomo, Federico, Matteo avevano visto qualche volta i ragazzi della Polisportiva venire nella tensostruttura ad allenarsi ed erano curiosi ma ignari di cosa li aspettasse davvero sul campo da gioco. 
"Ci hanno accolto spiegandoci le regole e dandoci consigli e trucchi per giocare al meglio.Le prime sensazioni sulla sedia a rotelle da gioco (una specie di carro armato con corazze e rostri) sono state strane - descrive Giacomo -  inizialmente è stata una partita a senso unico,con loro che continuavano a segnare e noi con evidenti problemi a manovrare le carrozzine, tra le risate dei ragazzie e accompagnatori del wheelchair e dei compagni fuori in attesa di entrare". "Più faticoso di quanto pensassi" ammette Federico nonostante sia abituato a quattro allenamenti a settimana e l'energia dei suoi 19 anni. "Non pensavo avesse così tante regole complicate e sono rimasto impressionato dalla fatica fisica che si impiega per giocare"  è anche quello che ha notato Matteo.
   Non è solo sudore e tensione, alla fine della partita i biancorossi hanno 'allenato' qualcos'altro oltre ai muscoli e   hanno avuto l'occasione di riflettere su qual è la disabilità con cui ognuno deve fare i conti: può essere interiore come la paura di non aver successo o nelle relazioni con gli altri. Per superarla serve il coraggio e la passione che gli atleti della Polisportiva Milanese mettono in ogni meta che segnano.
"È stata un'esperienza fantastica ma veramente faticosa per noi non abituati a muoverci solo con la forza delle braccia - racconta Giacomo - mi ha fatto riflettere su quanto spesso ci lasciamo fermare da stupidate".
"Questa esperienza mi ha arricchito, i ragazzi che ho conosciuto mi hanno trasmesso un’incredibile voglia di divertirmi e di vivere a pieno la mia passione per il rugby: ancora una volta - osserva Federico -  lo sport si è dimostrato un efficace mezzo attraverso cui superare, in squadra, ostacoli e differenze che potrebbero altrimenti apparire insormontabili".
"I ragazzi con i quali mi sono confrontato mi hanno permesso di capire cosa voglia dire aver coraggio e voler mettersi in gioco - conclude Luca -  non vedo l'ora che ci diano la rivincita e ci aiutino a tornare un po' con i piedi per terra".

 

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