La fantastica partita al Cresp-ury della U15 - 2 stagione 2006/07

Ogni surfista lo sa: l'onda perfetta esiste; basta solo aspettarla ed essere lì quando arriva. Forse è così anche per il rugby: la partita perfetta, prima o dopo, arriva per ogni giocatore, basta solo essere in campo quando arriva.

Per dodici dei nostri ragazzi la partita perfetta è arrivata, del tutto inaspettatamente, sabato sera, tra le 18,30 e le 20, al campo Crespi di Milano Lambrate.
Non parlo, ovviamente, della qualità dei giocatori in campo o del livello tecnico del gioco prodotto dalle due squadre; parlo piuttosto della intensità del gioco, della passione che ciascun giocatore ha profuso nella partita e del suo emozionante andamento, che l'ha resa non solo diversa da ogni altra, come è ovvio che sia, ma la partita che ogni appassionato di questo sport vorrebbe giocare.

La squadra è quella dell'Under 15 del Rugby Milano; la seconda squadra, quella messa insieme con gli avanzi della prima e i nuovi arrivati.

Arriviamo al Crespi attraversando uno scenario da film di fantascienza: per la cronaca del quartiere si tratta del mercato-del-sabato; a passarci in mezzo, una volta che è finito e i banchi sono stati rimossi, qualcosa come "Singapore dopo la caduta del meteorite", tra foglie di lattuga, confezioni di collant, scatole da scarpe, sacchetti di plastica, cartacce  e quant'altro.

Dentro, anche il campo di gioco è da film: il fondo è fangoso, a tratti un acquitrino; un tappeto molle e sdrucciolevole, bellissimo per giocarci a rugby, ma che richiede forza e resistenza non comuni per correrci sopra per sessanta minuti di fila.

Dunque, siamo in dodici; e in maglia bianca: i rossi, oggi, sono quelli del Velate.

Nel mettere in campo i suoi ragazzi Mauro Ercoli ha un'intuizione che si rivelerà decisiva per la qualità del nostro gioco: manda Fabio-gambalesta – che per esperienza e vocazione è un mediano di mischia -  a fare il mediano di apertura e lo rimpiazza nel ruolo con Jacopo Rigliaco: non perdiamo molto da una parte, ma dall'altra acquistiamo in senso geometrico e precisione nei passaggi.

Tra i nostri non ce n'è uno che abbia giocato un'intera partita in Under 15; otto di loro non ci ha giocato nemmeno un minuto; per quattro di loro è la prima partita di rugby della loro vita. Otto sono del '93; uno è alto 1 e 80; tre all'incirca 1 e 75; un quinto 1 e 70; tutti gli altri sono alti meno di 1 e 65 e pesano meno di 60 chili. E sono in dodici.

La partita inizia al piccolo trotto: i nostri avversari sanno che basta solo aspettare, prima o poi le mete (per loro) arriveranno sicuramente. Mirano quindi al possesso della palla e ci fanno correre. Ma dopo cinque minuti succede una cosa strana, che fino a quel momento avevo visto solo al cinema: Giuseppe Piatti, trequarti di ruolo, riceve palla sulla fascia laterale di destra e, dopo un'accelerazione di quaranta metri fra tre o quattro avversari, entra in area di meta, converge verso i pali, scarta un altro avversario e, fra le acclamazioni degli astanti, deposita la palla ... oltre la linea di fondo campo. Morale: niente meta e si riprende dai22 metri!

L'incidente se da un lato ci rende consapevoli che abbiamo i mezzi per giocarcela, dall'altro fa intendere ai nostri avversari che non basterà attendere che ci ammazziamo dal correre per vincere la partita. Avviene così che loro aumentano il ritmo e ci ritroviamo subito schiacciati a ridosso della nostra linea di meta per almeno dieci minuti buoni, fintanto che, dai e dai, quelli del Velate passano con una penetrazione sulla linea laterale di destra ad opera del loro colossale numero 8 (di ruolo).

Il Velate si dimostra una squadra tutt'altro che disprezzabile: non hanno ancora una grandissima organizzazione di gioco, ma possono contare su tre o quattro ottime individualità, ex del  Rugby Lainate, che non a caso fanno regolarmente parte della selezione regionale. Non sorprende, quindi, che attorno al ventesimo minuto di gioco, malgrado la coraggiosa resistenza dei nostri, vadano in meta per la seconda volta a seguito di una punizione dalla linea dei 5 metri sempre con il più grosso (e cattivo, agonisticamente) dei loro, con i nostri distratti a ... commentare l'episodio precedente. Anche questa meta, tuttavia è molto laterale e non viene trasformata.

Eppure, anche sotto di due mete, i segnali di una possibile riscossa ci sono: la mischia, all'inizio in grande difficoltà, fino al punto di essere costretta ad arretrare in una moule  fino a ridosso della linea di meta, man mano che passa il tempo riesce ad organizzarsi e a non concedere più nulla agli avversari; le prime linee placcano tutti quelli che gli capitano a tiro, tanto che nel mezzo il Velate non riesce mai a sfondare pur avendoci i giocatori migliori; nelle touche, poi, stupisce la capacità degli alzatori di mandare in alto il peso-piuma Mattia Covelli, bravissimo dal canto suo perfino a rubare palla sulla testa degli avversari (tutti e tre avevano provato per la prima volta l'esercizio 5 minuti prima dell'inizio della partita). E il tallonatore Matteo Foti non sbaglia un lancio.

Forse il doppio vantaggio acquisito mette tranquilli gli avversari, che tirano il fiato; sta di fatto che i nostri reagiscono come non ti aspetti: il gioco si sposta nella metà campo del Velate; ad un certo punto la palla è nelle mani di Giuseppe Piatti, che trova un varco a trenta metri dalla meta e deposita la palla (tra un coro di mettila giùùùùù) alla sinistra del palo di sinistra. La trasformazione di Fabio-gambalesta colpisce il palo di destra ed entra sfiorando la trasversale: quando si dice il destino ...

A pochi minuti dalla fine del primo tempo stessa azione, stesso epilogo.

Non facciamo a tempo ad abituarci all'idea di essere addirittura passati in vantaggio che il Velate segna la terza meta: e perdonerete se non ricordo più nemmeno come. Il primo tempo finisce 14 a 15 per loro. Ma adesso sappiamo che possiamo farcela.

La seconda parte della gara ci vede giocare addirittura meglio rispetto alla prima: adesso la mischia riesce persino a guadagnare terreno; alcuni dei nostri, prima intimiditi e restii a proporsi in avanti, appena ricevono palla si producono in buone accelerazioni che mettono in difficoltà gli avversari, spesso costretti a recuperi affannosi; nella fase difensiva non molliamo e placchiamo duro. Ma una insistita azione avversaria, che i nostri non riescono a interrompere, manda in meta uno di loro. Questo crea un po' di sbandamento tra le fila dei nostri, che perdono qualcosa in concentrazione: avviene così che gli avversari trovino il varco giusto – ancora una volta sulla linea laterale di destra - per segnare la quinta meta e portarsi a quota 25.

A questo punto – siamo a metà del secondo tempo – la partita sembra finita: logica vuole che la squadra in inferiorità numerica, sotto di due mete, paghi la stanchezza e non trovi più la forza per reagire. Sarebbe dovuto accadere anche sabato; ma non è andata così.

I nostri non mollano: le urla del Sergente Hartman-Mauro Ercoli non glielo permettono. Giù a testa bassa non mollano un metro; i trequarti continuano a impostare manovre  non facili su quel terreno e con la palla nera di fango, finché una ennesima volata di Giuseppe Piatti trova il varco giusto e finisce con la palla depositata in meta accanto al palo di destra. Fabio, però, sbaglia di un metro la trasformazione e il mio pessimismo mi dice che sei punti non li recuperiamo più.

Gli ultimi dieci minuti sono un thriller: un paio di tentativi dei nostri non vanno a buon fine per un'inezia (leggi: placcaggi dell'ultimo secondo da parte del loro ultimo uomo) con i nostri in ritardo nel sostegno; ma al terzo tentativo consecutivo due dei nostri trovano la forza per arrivare a sostegno di Giuseppe Piatti, partito come al solito in volata fino a essere placcato a dieci metri dalla meta: la palla viene raccolta da uno di loro, passata all'altro che la ripassa a Giuseppe; quest'ultimo passa al sopraggiungente Matteo Foti – uomo del destino – che s'infila fra due avversari e conclude l'azione in tuffo in mezzo ai pali.

Le urla dei 30 supporters presenti fanno tremare la gradinata.

Ma c'è ancora la trasformazione: Fabio sistema lentamente la palla inquadrando i pali davanti la sé senza lasciare nulla al caso; fa tre passi indietro, due di lato, si concentra per cinque secondi e parte. Mentre lo osservo cerco di ricordare quante volte ho assistito al cinema a una situazione del genere: mi vengono in mente Palombella Rossa (pallonetto sbagliato da Nanni Moretti all'ultimo secondo di una partita di pallanuoto) e un episodio dei Simpson con Bart che sbaglia il rigore finale di una partita di hockey su ghiaccio per poi sognarselo tutte le notti. Invece nei film per ragazzi finisce quasi sempre bene.

Fabio - gambalesta e nervi d'acciaio - calcia: la sua palombella è diritta in mezzo ai pali; siamo in vantaggio di un punto!

Gli ultimi 5 minuti di partita sono ancora più emozionanti: la palla è sempre nelle mani dei nostri avversari; i nostri li assalgono e li placcano ovunque, tanto che non riusciranno più a superare la linea dei 22 metri; la mischia ora guadagna terreno e sospinge all'indietro gli avversari. L'arbitro dà il segnale dell'ultima azione; la palla finisce tra le mani dei nostri che non capiscono e continuano a giocare anziché buttarla in touche; la perdono; la riconquistano; il gioco si sposta verso la linea laterale e alla fine, dopo un batti e ribatti, la palla sembra uscire da sola. E' finita!

Tutti ci guardiamo increduli. Ho l'impressione che il Sergente Hartman abbia gli occhi lucidi, ma non chiedeteglielo, non lo ammetterà mai. I miei lo sono di sicuro, così vado a parlamentare con l'arbitro, che conferma il risultato: 26 a 25 per noi.

Penso che valeva la pena di allestire una seconda squadra solo per giocare questa partita. Adesso la seconda squadra c'è. E' la squadra dei leoni. I leoni di Cresp-ury.

 

Sasso

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