Under 20: vince il derby con la Grande Milano, 24/10/2010

Rugby Grande Milano – ASR Milano: 17 – 28 (14 – 10)

24 Ottobre 2010, Milano

Giocatori: Gambarini G (40’ Piatti), Zanotti, Cambiaghi, My, Calidonna, Scaburri, Campi ( 55’ Fogu), Quercioli, Sassaroli, Gavazzoni, Nuccio, Corbetta (65’ Guerri), Stringhini, Zhou ( 40’ Balestrini); in panchina Cesana, Maderna, Turino

Non capita tutti i giorni di poter vincere in maniera simile una partita che ben due volte l’anno scorso ci siamo fatti sfuggire anche malamente. Non capita tutti i giorni che sugli spalti ci sia il capitano con un tamburo ed altri sciagurati con vuvuzela e gong che non stanno zitti un attimo e cantano per ottanta e passa minuti. Non capita tutti i giorni (purtroppo!) di vedere 22 giocatori e tre allenatori con tanta fame di vittoria, di rivincita, di combattere. Oggi è stato uno di quei giorni in cui nessuna di queste cose è mancata. Se si aggiunge poi il forfait all’ultimo del 10 titolare, non si può certo dire che partivamo come favoriti. Proprio nei primi minuti, presi dall’angoscia, dall’ansia da prestazione, prendiamo meta dal loro numero 10, un certo Simone Rossi che già l’anno scorso aveva fatto dannare tutta la difesa. Al terzo minuto siamo già sotto di 7, toccati là nel nostro punto più forte la mischia chiusa. Ci vogliono 15 minuti di lotta, di fatica di sudore per rimettere in piedi la mischia: proprio questa con il suo ambasciatore di giornata Carletto Corbetta guadagna i primi cinque punti della partita con una serie di pick and go. L’urlo dell’esultanza viene strozzato in gola qualche minuto dopo quando Rossi, per la seconda volta schiaccia in meta e realizza: siamo al 21’. Ormai stufi delle scorribande del numero 10 blu ci decidiamo a placcarlo a turno, prima Quercioli poi Cambiaghi, anche ricevendo qualche richiamo dall’arbitro. Ormai però la “tranquillità” del gioco è compressa e più volte capita di dover vedere tafferugli e accenni di rissa: il tutto si risolve però, a nostro favore, quando l’arbitro estrae il giallo contro uno di loro. Approfittando della superiorità numerica, dalla “tranquillità”, ormai ristabilita, ci portiamo nei loro cinque con un carretto devastante: ancora una volta un’egoista Corbetta piuttosto che aprire la palla ad altri uomini meglio piazzati, decide di fare l’ennesimo pick and go e la seconda meta della sua partita.

Nella ripresa Zhou e Gambasecco lasciano il campo per Balestrini e Piatti. I cambi funzionano e i sostituti entrano subito in partita. Entra ancora una volta meglio il pacchetto di mischia che crea dal nulla una maul fuori dai 22 che porta poi Gavazzoni a segnare nella confusione dei corpi calpestati. Ormai sotto la Grande inizia a darsi da fare e ad attaccare a testa bassa nei nostri 22 con il solito Rossi alla regia, ma non passano;  ormai siamo tutti e 15 infervorati e gasatissimi e giochiamo con testa e cuore. Un po’ troppo cuore e un po’ troppa poca testa perché loro tre punti su calcio da punizione li fanno lo stesso e si riportano in vantaggio: ma questo è il punto di svolta della partita. L’incapacità della Grande di segnare la meta ci galvanizza e iniziamo a giocare un rugby grande (noi dell’ASR): Nuccio lancia tre avversari per il campo e ne calpesta altrettanti ogni volta che si esalta in una delle sue penetrazioni prorompenti, Campi ruba più palloni (in touche) di quanti tocchi, Balestrini da potenza ad una mischia che era sul punto di piegarsi per la stanchezza, Stringhini fa dei lanci in touche che ai suoi ex-dirigenti della Grande fanno torcere le budella dalla rabbia, Cerutti non manca un calcio in touche o in gioco aperto (altrimenti non si può dire per i piazzati), Zanotti fa degli slalom fra i giocatori che non si vedevano dai tempi di Tomba. E Sassaroli per non essere da meno al 55’ decide di andare contro la difesa da solo e segnare, dopo un paio di placcaggi rotti e quasi 30 metri di corsa, la meta del bonus. La cleptomania di Campi viene però punita e questi deve lasciare il campo per infortunio: al 55’ entra Fogu che da subito dimostra di essere in palla e molto motivato a far bene. Qualunque cosa facciamo ci riesce facile e bene. I centri, Cambiaghi e My, si lanciano sempre più spesso in penetrazioni esplosive. Le ali, offese perché Balestrini non passa la palla fuori, ad ogni occasione corrono fino a che non gli piombano addosso tre uomini. Ma tra tutti questi tre quarti, quello che segna la meta è Cerutti, al minuto 29 del secondo tempo. Da lì è semplice accademia: giochiamo stabilmente gli ultimi 10 minuti nella loro metà campo, guadagnando metri e calci di punizione a favore. È il 41’ quando arriva quello piazzabile. E con questo arrivano i primi, tanto agognati, punti dal piede di Cerutti.

E si conclude così una partita vinta con il cuore, con la testa, con la tecnica e con una settimana di buoni allenamenti. Questa è la giusta ricetta per far bene. Non credevo che dare i voti ad personam oggi sarebbe stata la cosa migliore. Credo invece che dare un voto corale alla squadra sia meglio: un bell’8 e mezzo. Il primo, si spera, di una lunga serie… Vinto il derby adesso si punta al Trofeo delle Alpi! 

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